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Pressione fiscale in Italia al 43,1%, nel mentre il Pil è fermo: i dati

di Politica Italia - Redazione
03/03/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 3 minuti
Pressione fiscale in Italia al 43,1%, nel mentre il Pil è fermo: i dati

Il Pil italiano cresce, ma a un volume moderato. L’ultimo dato Istat mostra un aumento del Pil pari allo 0,5% con il rapporto deficit-Pil al 3,1%, ovvero appena sopra la soglia che permetterebbe l’uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo.
In generale, come racconta Confcommercio analizzando i dati pubblicati da Istat, c’è un miglioramento rispetto ai numeri del 2024, quando il rapporto rispetto al Pil, ma è minimo. Dietro ai dati ci sarebbe un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali. Per i flussi esterni: le importazioni fanno segnare +3,6% e le esportazioni +1,2%. Dai parlamentari dell’opposizione delle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato arrivano le critiche per una crescita quasi pari allo zero e per l’aumento del debito pubblico, cresciuto di più di tre punti in due anni.

Pil in aumento: crescita sostenuta dalla domanda nazionale
L’Istat ha pubblicato il rapporto sul Pil e l’indebitamento delle amministrazioni pubbliche. È stato preso in analisi il periodo che va dal 2023 al 2025. In questa finestra di tempo il Pil a prezzi di mercato è stato pari a 2.258.049 milioni di euro, in aumento del +2,5% rispetto al 2024. Anche in volume il Pil è cresciuto, in maniera moderata, dello 0,5%.
A trainare l’aumento è la domanda interna, che ha registrato un volume del +3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% di consumi finali nazionali rispetto al 2024. Come già anticipato, in aumento anche i flussi con l’esterno con le importazioni di beni e servizi salite del +3,6% e le esportazioni del +1,2%.
È stata la domanda nazionale, al netto delle scorte, ad aver contribuito positivamente alla dinamica del Pil per 1,5 punti percentuali, mentre la domanda estera netta e le variazioni delle scorte sono state in negativo rispettivamente per 0,7 e 0,2 punti.
Deficit e pressione fiscale in rialzo
La crescita del Pil appare moderata, appena lo 0,5%, e si tratta di un valore inferiore alla stima iniziale dell’istituto che ipotizzava una crescita dello 0,7%.
Altri sono i dati emersi dal rapporto, come il deficit, ovvero la differenza tra le entrate e le uscite che viene misurata in rapporto al Pil. Questo è stato pari al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024. Si traduce in un indebitamento minore, che però ancora non riesce a scendere sotto la soglia del 3%, la quale garantirebbe l’uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo prevista dall’Unione Europea per i Paesi con un disavanzo eccessivo.
La pressione fiscale complessiva, data dalle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dai contributi, è salita al 43,1%, in aumento rispetto al 2024 quando era al 42,4%. Il rialzo è dovuto alla crescita delle entrate fiscali e contributive (+4,2%), che come spiega l’istituto “sono superiori a quella del Pil a prezzi correnti +2,5%”.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha commentato i dati dell’Istat ricordando che si tratta di un dato provvisorio. Ha quindi sottolineato che cercheranno di capire le valutazioni dell’Istat, ma che i dati fotografati sono colpa del Superbonus condomini, considerato causa principale del dato attuale.
La dichiarazione completa:
È un dato provvisorio, prima delle comunicazioni che l’Italia farà all’Ue. Cercheremo di capire le valutazioni Istat. Peccato per il colpo di coda del Superbonus condomini, causa principale del dato di oggi.
A questi dati e al commento di Giorgetti ha replicato il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli. Fa il punto sul Superbonus e ricorda a Giorgetti che questo non influisce sul deficit: “Significa che nonostante la folle austerità che avete imposto e il record di pressione fiscale che avete raggiunto, non siete nemmeno riusciti a portare il deficit sotto il 3%”, commenta.
Secondo Patuanelli, il motivo della crescita quasi a zero punti dell’Italia è che il governo ha distrutto il tessuto produttivo. “Per una volta, guardatevi allo specchio e smettetela di cercare scuse puerili, avete portato il Paese sull’orlo del baratro”, ha scritto su Facebook.

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