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Meloni blinda il governo, poi la missione a sorpresa nel Golfo

di Politica Italia - Redazione
04/04/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 3 minuti
Meloni blinda il governo, poi la missione a sorpresa nel Golfo

Un doppio blitz, prima con la nomina di Gianmarco Mazzi come nuovo ministro del Turismo, poi con la missione nel Golfo, dopo avere approvato la proroga del taglio delle accise su benzina e gasolio. Poi Giorgia Meloni sceglie il Tg1 per chiarire anche a parole la sua linea dopo lo scossone del No alla riforma della giustizia: non c’è “tempo da perdere” e il governo “va avanti”. Parole, pronunciate dopo due settimane di sostanziale silenzio sul punto, che cercano di mettere la parola fine alla ridda di ipotesi sul post-referendum: dal voto anticipato, alle più varie geometrie di rimpasto, alimentate anche dal passo indietro – richiesto esplicitamente – di Daniela Santanché e, da ultimo, dal caso che ha coinvolto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
“Alchimie di palazzo che non interessano a nessuno”, si continui pure a parlarne che “intanto noi continuiamo a lavorare per il bene di questa nazione”, liquida “le ricostruzioni su dimissioni e rimpasti” la premier, che in una “situazione complessa” invita le opposizioni, che martellano da giorni sulla crisi e sulla tenuta del governo, a un “atteggiamento più costruttivo”: facile e “fortunata”, dice la premier, “la posizione di chi può criticare comodamente seduto sul divano perché sono altri che devono risolvere i problemi”. Meloni aveva già assicurato la “piena fiducia” a Piantedosi. E nessuno accenna al “caso Conte” nel Consiglio dei ministri convocato di primissima mattina, mentre lei, la giornalista che ha rivelato di avere una relazione con il titolare del Viminale, fa sapere che “il prima possibile avrete tutte le risposte” mentre cerca di dribblare le domande di “E’ sempre Carta bianca”, chiedendo “un po’ di rispetto” e di finirla con “l’odio”. Il Cdm non dura nemmeno un quarto d’ora.
Il ministro dell’Interno, dal canto suo, fa la sua abituale relazione sui movimenti dei prefetti. Poi tanti auguri di buona Pasqua da parte di Meloni (e colomba per tutti omaggio di Annamaria Bernini) e di corsa al Quirinale, per il giuramento di Mazzi, nome rimasto coperto fino all’ultimo di un fedelissimo, storico militante e “capace di dialogare con tutti”, dice chi lo conosce bene. L’orario anticipato della riunione del governo aveva colto di sorpresa anche i ministri, e trova la sua spiegazione nella missione in Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, tenuta anche questa coperta “per motivi di sicurezza” fino all’atterraggio a Gedda della delegazione italiana. Esprimere di persona “la vicinanza” a tre grandi attori dell’area coinvolti nella nuova guerra del Golfo, analizzare le potenziali strade per negoziare un cessate il fuoco – tenendo aperti i canali anche con l’Iran – ma soprattutto assicurarsi gli approvvigionamenti energetici garantendo che non verranno meno gli investimenti italiani a partire da quelli dell’Eni, gli obiettivi principali del viaggio. Cui seguirà, probabilmente a maggio, una ulteriore tappa in Azerbaigian che chiude un “percorso” aperto con l’Algeria la scorsa settimana per diversificare e garantire la sicurezza energetica nazionale. Ora, assicurano fonti diplomatiche, non c’è una situazione “di emergenza”.
Ma se il conflitto in Iran non dovesse “finire presto”, è meglio portarsi avanti. Meloni in tv manda un messaggio rassicurante, il governo è pronto a usare “tutti gli strumenti possibili per proteggere le famiglie e le imprese”. Ma la preoccupazione nell’esecutivo è “forte”, per quegli “effetti concreti negativi sull’energia e sull’economia” di cui parla la premier e che sono stati oggetto anche dell’ultimo vertice serale a Palazzo Chigi, con vista sul prossimo Documento di finanza pubblica. Con la crisi in atto già è partito il tam tam di richieste di rivedere gli impegni sulle spese per la difesa, su cui Giancarlo Giorgetti ha “doverosamente relazionato” alla premier e ai vicepremier ieri sera. Non dice di più il ministro dell’Economia ma in molti, anche nella maggioranza, iniziano a chiedersi se non sia opportuno riversare quelle risorse su altre necessità ben più urgenti. Ed elettoralmente rilevanti.

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