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Referendum giustizia, alle 23 affluenza oltre il 46%

di Politica Italia - Redazione
23/03/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti

Affluenza al 46,07% domenica 22 marzo alle 23, alla chiusura dei seggi nella prima giornata del referendum sulla riforma della giustizia. Si vota dalle 7 alle 15 nella giornata di lunedì 23 marzo.

Il quesitoIl quesito dice: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”.Cosa prevede la riforma
La legge prevede per i magistrati due carriere separate: una per i magistrati giudicanti e una per quelli requirenti, ciascuna con un proprio Consiglio Superiore della Magistratura, ricorda il dossier sul sito del Viminale. “La riforma incide in modo diretto sugli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Carta costituzionale e introduce una distinzione formale e funzionale tra magistratura giudicante e magistratura requirente. In altri termini, ‘separazione delle carriere’ significa che i giudici e i pubblici ministeri, che facevano parte di un unico corpo, la magistratura ordinaria, e che condividevano il medesimo Consiglio Superiore della Magistratura, ora, con la riforma, avranno propri organi di autogoverno, autonomi e indipendenti: il Consiglio Superiore della Magistratura giudicante, competente per i giudici; il Consiglio Superiore della Magistratura requirente, competente per i pubblici ministeri. Ognuno di questi organi sarà presieduto dal Presidente della Repubblica e avrà una propria composizione mista: due terzi dei membri saranno magistrati estratti a sorte della rispettiva carriera, mentre un terzo sarà formato da professori universitari e avvocati con almeno quindici anni di esperienza, scelti tramite sorteggio da un elenco predisposto dal Parlamento”.

La riforma introduce anche un nuovo organismo, l’Alta Corte disciplinare, “che sarà composta da quindici giudici – ricorda il Viminale – scelti tra magistrati e giuristi di comprovata esperienza, e che avrà il compito di decidere sulle questioni disciplinari riguardanti tutti i magistrati, garantendo uniformità e indipendenza. In particolare, i quindici giudici dell’Alta Corte disciplinare saranno: o tre giudici nominati dal Presidente della Repubblica, scelti tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio; o tre giudici estratti a sorte da un elenco di professionisti con i medesimi requisiti, compilato dal Parlamento; o nove magistrati appartenenti: sei alla carriera giudicante, tre alla carriera requirente selezionati per sorteggio tra coloro che abbiano almeno vent’anni di servizio e svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità. La legge prevede anche l’elezione del presidente dell’Alta Corte disciplinare tra i giudici nominati dal Presidente della Repubblica o estratti a sorte dall’elenco compilato dal Parlamento. I giudici dell’Alta Corte durano in carica quattro anni e l’incarico non può essere rinnovato”.

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