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Iran frena con gli attacchi a Israele, colpa dei danni subiti o cambio di strategia? L’analisi

di Politica Italia - Redazione
18/03/2026
in Esteri
Tempo di lettura: 2 minuti
Iran frena con gli attacchi a Israele, colpa dei danni subiti o cambio di strategia? L’analisi

Una netta frenata 
nel ritmo degli attacchi missilistici dell’Iran contro Israele ha attirato nelle ultime ore l’attenzione degli analisti, sollevando interrogativi sul futuro della guerra e sulle possibilità di un’ulteriore escalation. “Le capacità missilistiche dell’Iran sono ridotte all’8%”, dice il presidente americano Donald Trump in una delle numerose dichiarazioni sull’operazione iniziata il 28 febbraio. Sono passate oltre 2 settimane dai primi raid e dalle prime ondate di missili, l’Iran è stato colpito ogni giorno da attacchi durissimi che hanno colpito le postazioni di lancio e le fabbriche che producevano missili e droni.

I colpi assestati a ripetizione da Stati Uniti e Israele hanno lasciato il segno. Secondo la tv al Jazeera, gli attacchi iraniani hanno subito un evidente rallentamento tra la sera di domenica 15 marzo e lunedì 16. In questo lasso di tempo – osserva l’emittente qatarina – sono state registrate soltanto due ondate di lanci missilistici, attribuite alle Guardie Rivoluzionarie e alle forze armate regolari iraniane, presentate rispettivamente come la 55esima e la 56esima fase della risposta militare. Nei giorni precedenti, al contrario, l’Iran eseguiva quotidianamente tra le 5 e le 10 ondate di questo tipo, il che rende il netto ridimensionamento oggetto di numerose analisi e speculazioni.
Colpa dei danni subiti o cambio di strategia? Le ipotesi
Secondo l’inviato di Al Jazeera a Teheran, alcuni osservatori militari collegano questa frenata ai recenti colpi subiti dall’Iran a opera di Stati Uniti e Israele su installazioni interne al paese, che potrebbero aver danneggiato infrastrutture critiche per il lancio di missili. Tale ipotesi appare plausibile dal punto di vista tecnico-strategico. Altri analisti, invece, ritengono che il calo rifletta un cambiamento deliberato nella condotta delle operazioni: l’Iran starebbe redistribuendo gli sforzi bellici lungo l’intero “asse di resistenza”, considerando il fronte che va dall’Iran all’Iraq fino al Libano come un unico teatro di scontro. L’obiettivo sarebbe logorare progressivamente l’avversario israeliano attraverso una pressione distribuita e coordinata tra i vari attori coinvolti.

Al Jazeera cita fonti vicine agli ambienti militari iraniani che parlano di preparativi per fasi successive “potenzialmente più intense”, con un possibile ampliamento degli obiettivi verso quelli definiti “strategici”, o ” asset più sensibili”.
Il fronte diplomatico
Parallelamente agli sviluppi sul campo, Teheran si muove anche sul piano politico-diplomatico per mitigare le ripercussioni regionali del conflitto. Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, di cui è stata annunciata ieri la morte, aveva diffuso nella serata di lunedì un messaggio via i social indirizzato “al mondo islamico”, interpretato dagli osservatori come diretto soprattutto alle nazioni arabe e ai Paesi vicini. Secondo la lettura prevalente a Teheran, il testo esprime una certa preoccupazione per le reazioni arabe agli ultimi attacchi iraniani e per i possibili effetti negativi sulle relazioni bilaterali, suggerisce Al Jazeera, secondo cui l’obiettivo dichiarato del testo è rassicurare i Paesi della regione che le operazioni militari non li prendono di mira direttamente, cercando così di contenere le tensioni, preservare canali di dialogo e gettare le basi per una gestione post-conflitto dei rapporti regionali.

In sintesi- sottolinea l’emittente di Doha- mentre il ritmo dei lanci missilistici rallenta, forse per ragioni operative o per scelta strategica, l’Iran sembra calibrare attentamente sia le mosse militari sia quelle politiche, in un tentativo di mantenere iniziativa sul campo senza alienarsi completamente il vicinato arabo-musulmano.

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